Convivenza: non si può cacciare di casa il partner da un giorno all’altro

Cacciare di casa il proprio partner da un giorno all’altro è possibile?

Quella è la porta, vai via”: reazione tipica tra coniugi o conviventi in caso di eventualità che minano la prosecuzione del rapporto.

Ma è così facile e sempre legittimo far valere il proprio diritto sull’abitazione? 

Tutela possessoria e azione di spoglio – Nel caso di convivenza stabile fuori dal matrimonio, cosiddetta “more uxorio”, la giurisprudenza ha riconosciuto nel tempo crescenti tutele e diritti. Ad esempio, rispetto alla casa, il partner non titolare del diritto di proprietà non può essere considerato mero ospite quindi suscettibile di essere messo alla porta in qualsiasi momento e senza preavviso. Al contrario, tale tipo di convivenza determina sull’immobile dove si svolge e si attua il programma di vita comune, un potere di fatto basato su un interesse proprio ben diverso da quello derivante da ragioni di pura ospitalità.

Ecco che tecnicamente scatta quella che è definita tutela possessoria, ovvero in caso di avvenuto allontanamento dall’abitazione con violenza, clandestinità, si può esercitare l’azione di reintegra nel possesso (dell’immobile). 

Ciò è previsto all’art. 1168 del codice civile in base al quale “chi è stato violentemente od occultamente spogliato del possesso può, entro l’anno dal sofferto spoglio, chiedere contro l’autore di esso la reintegrazione del possesso medesimo. L’azione è concessa altresì a chi ha la detenzione della cosa, tranne il caso che l’abbia per ragioni di servizio o di ospitalità. Se lo spoglio è clandestino, il termine per chiedere la reintegrazione decorre dal giorno della scoperta dello spoglio”. 

Cacciare di casa il partner: il caso

Il caso – La questione è anche oggetto di un caso affrontato dal nostro Studio e risolto con un accordo tra le parti. La soluzione individuata ha condotto il soggetto spogliato dal possesso a poter scegliere se essere reintegrato nel possesso o se rinunciare a fare rientro nell’immobile a fronte di un risarcimento di 15.000 euro.

In sintesi: da un giorno all’altro, dopo aver anche sostenuto le spese per lavori di ristrutturazione dell’appartamento, un partner si ritrova improvvisamente cacciato di casa anche con violenza fisica, impossibilitato a rientrare nell’abitazione per l’avvenuta sostituzione della serratura e agevolato esclusivamente per il recupero degli effetti strettamente personali ma non i mobili o altra oggettistica. Ancor più grave, il proprietario decide di porre in vendita l’immobile senza coinvolgere l’ex convivente che rischiava concretamente la perdita del proprio mobilio.

È un caso esemplare di spoglio del possesso affrontato in punto di diritto ai sensi dell’art. 1168 citato e del 703 del codice di procedura civile in base al quale “le domande di reintegrazione e di manutenzione nel possesso si propongono con ricorso al giudice”. 

Peraltro, già la Corte di Cassazione con sentenza n° 7 del 2014 ha riconosciuto in capo al convivente non proprietario “la legittimazione ad agire in reintegrazione, ex art. 1168 cod. civ., al fine di essere riammesso, dopo uno spoglio violento, nell’abitazione ove si è svolta la relazione familiare di fatto, e negando che in costanza di coabitazione e convivenza more uxorio nello stesso immobile possa parlarsi di mera ospitalità o di tolleranza nei confronti del partner non proprietario”. 

In conclusione: il soggetto spogliato dal possesso ha potuto prelevare tutti i propri effetti personali, mobilio, elettrodomestici e quant’altro ed a fronte del pagamento di 15.000 euro ha rinunciato a far rientro nell’appartamento. Questa soluzione è apparsa la migliore percorribile nel caso specifico in quanto il soggetto spogliato non aveva più interesse a rientrare nell’immobile dove aveva subito aggressioni preferendo ricevere la somma indicata a titolo di risarcimento.

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16 commenti su “Convivenza: non si può cacciare di casa il partner da un giorno all’altro

    1. I casi sono sempre diversi tra loro (ad esempio lei non specifica se trattasi di casa di proprietà o in affitto). Tuttavia in generale possiamo dire che non esiste un preavviso di legge ma solo l’esigenza di informare il convivente della volontà di cessare la convivenza

    2. non esiste un termine di legge per il preavviso,
      calcoli comunque che, anche in presenza di preavviso, laddove la signora decida di non allontanarsi è solo il giudice che potrebbe ordinarglielo

    3. Paola..
      Sono 35anni che convivo o avuto due figli con lui…un uomo aggressivo,vuole che parto da casa sua lo può fare?io o la documentazione comunale della convivenza…cosa devo fare?grazie

      1. buongiorno signora,
        lei può fare tantissime cose a sua tutela,
        l’unica cosa da non fare è andare via di casa.
        La legge garantisce a i suoi figli la peranenza in casa insieme a lei quindi al massimo è lui che deve andarsene.

        1. Abito con un uomo da sei anni , e ora vuoi che vada via di casa , ho due figlie minorenne che non sanno suoi , quanto tempo ho per uscire di casa e trovare una altra casa , no ho un lavoro fisso

      2. Buongiorno,convivo con una persona da 10anni ma nn siamo una coppia di fatto,abbiamo una bambina div5 mesi e stiamo in affitto,il contratto sta al nome suo,io x il momento nn sto lavorando e dipendo economicamente da lui,la nostra convivenza è arrivata ormai a capolinea xke spesso vengo aggredita verbalmente e nn ne posso piu. Lui nn vuole andare via di casa xke dice che il contratto sta al nome suo e che devo andare via io,che si può fare in questo caso? Grazie

        1. Buongiorno, in presenza di figli minori, peraltro così piccoli, la casa – a prescindere dall’intestatario del contratto – resta ai figli che continueranno a viverci con il genitore collocatario.
          Nel suo caso, anche alla luce del fatto che sua figlia è così piccola, è lui che deve allontanarsi da casa perchè la bimba e lei avete il diritto di restarvi.

  1. Buonasera cosa si va incontro cacciando di casa la compagna di mio padre cambiando la serratura? Premettendo che mio papà ha subito un operazione ( tumore al colon ) dove in ospedale mi sn recata io giorno e notte per 10 giorni compreso in casa dove è stato allettato x diverse settimane, con tanto di stomia e necessitava una persone H24… e la compagna ha mostrato disinteresse uscendo mattina presto andando a lavoro e ritornava la sera tardi dicendo che non era una badante…. Allorché insieme a mio padre decidiamo di allontanarla dove subiamo un ricatto che avendo la resistenza lei nn sarebbe uscita mai da questa casa… le spese sono tutte a carico di mio papà luce, gas, acqua, spesa e l’immobile e di nostra proprietà e la signora faceva là pascià a spese di mio padre…adesso c’è una causa in atto e mio papà e in ballo con un altro intervento mi chiedo cosa possa succedere? Lei si è appoggiata da amici e adesso ha trovata una casa dove non ha chiesto la residenza… mio papà ha fatto la richiesta di togliere la residenza al comune dentro la sua abitazione dove è stato protocollato all’anagrafe…. Io in quanto figlia mi sono trasferita da due mesi a casa di mio padre data la gravità sia della sua salute ma anche di tutta questa situazione… questa persona è straniera e conviveva con mio padre da 10 anni ma era solo una coppia di convenienza x entrambi, mio padre è stato plagiato in quanto persona debole e non sapeva come fare per buttarla fuori casa se non chiedere il nostro intervento…. Attendo un riscontro grazie mille!

  2. Buongiorno,casa di mia proprietà,mutuo intestato a me .. abbiamo figlia minore,conviviamo ,ma non andiamo più d’ accordo …io voglio che lui se ne vada .ma…lui sostiene che devo dare preavviso come dice la legge!!! è vero?!!

    1. Buongiorno Signora,
      non v’è un obbligo di dare preavviso ma nemmeno si può pretendere che, dalla mattina alla sera, un convivente si allontani dalla casa familiare.
      Dovrete quindi trovare un accordo in virtù del quale disciplinare non solo l’allotanamento da casa del suo ex compagno ma anche il mantenimento che egli dovrà riconoscere alla figlia ed il calendario visite padre/figlia.
      Cordialità
      Studio Legale Mauro

  3. Salve. Casa di sua proprietà, due figli maggiorenni, una situazione sentimentale e personale logora e Stanca x via delle sue infinite scappatelle, del suo irresponsabile atteggiamento nei miei confronti e del primogenito. Quando veniva, sgamato oppure nn accontentato ci picchiava. Mi ha picchiato quand ero incinta. Con il secondogenito si è calmato..niente più violenza fisica ma morale è psicologica. La famiglia lentamente perde tono. Noi nn esistiamo quasi più. Oggi vorrei andarmene. E mi chiedo se può buttarmi fuori. Ah.. Dimenticavo.. Ho un lavoro. Per fortuna.

    1. Buongiorno Signora,
      lui non può buttarla fuori casa, specialmente se i figli sono minorenni, semmai è vero il contrario, anche se la casa è di proprietà di lui.
      Saluti

  4. Otto mesi di violenza psicologica, casa intestata a lui, violento sul mio gatto e scoperto che spaccia, allontanato ora vuole cacciarmi di casa senza lavoro e soluzioni con i miei animali, mobili

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